I Celti

I Veneti Antichi
I Reti
I Cimbri

 

 I VENETI ANTICHI
 

 

 

La civiltà PALEOVENETA, o, più semplicemente VENETA, si sviluppò nell’area corrispondente all’attuale triveneto dall’età del ferro iniziale-intorno al 900 a.C.-fino all’epoca dell’espansione romana-II secolo d.C. I principali gruppi di Veneti di cui sono stati rintracciati reperti archeologici, risultavano distribuiti nell’odierno Veneto, a eccezione di parte del Veronese, in alcune zone del Friuli, in Cadore(provincia di Belluno), e nella valle dell’alto Isonzo (attuale Slovenia).
Si dispone oggi di reperti che permettono una ricostruzione abbastanza completa dello sviluppo della Civiltà Veneta, a partire dal suo differenziamento avvenuto alla fine dell’età del bronzo.

In un panorama generale di quei tempi, che studi e ritrovamenti archeologici permettono di definire omogeneo, relativo cioè alle culture protovillanoviane diffuse in Italia del nord, i gruppi Veneti si caratterizzano per uno sviluppo culturale e artistico autonomo.
Sempre su basi di reperti, suddiviso in quattro periodi, il progredire della cultura e civiltà veneta evidenzia due aspetti di assoluta unicità: quello dei culti religiosi e quello relativo alla grande capacità di “comprensione”, elaborazione e comunicazione con le culture circostanti, commerci compresi.

Il “ritratto”, se così vogliamo definirlo, degli antichi Veneti che ci viene fornito dalla bibliografia latina, è quello di genti abilissime nel commercio dell’ambra, materiale prezioso nell’antichità, usato spesso anche quale merce-unità di scambio. Veniva riconosciuta ai Veneti capacità talmente grande in tal senso, che, spesso, il solo riferimento ai commercianti Veneti, significava ambra e permetteva ai Veneti stessi di far pensare agli acquirenti che reperibilità di quel materiale fosse ipotizzabile in area locale.
La seconda qualità commerciale rimasta, per così dire leggendaria, vista l’autorevolezza delle fonti bibliografiche latine che la riporta, è quella relativa all’allevamento di cavalli e al loro commercio. Compatibile è questa testimonianza con un’ipotesi di fruizione dal parte dei Veneti delle aree costiere che per loro caratteristiche ecologiche, in antichità, dovevano essere assai simili all’attuale area della Camargue francese, dove ancora oggi si assiste all’allevamento di cavalli allo stato brado.

Per ciò che riguarda i culti, l’insieme di reperti, quali corredi funerari e steli votive, testimonia una complessità e particolarità del mondo interiore dei Veneti, difficile da interpretare perché scarsamente e/o tardivamente ellenizzato, cioè non interpretabile attraverso i modelli forniti dalla civiltà greco-mediterranea, ne’, tanto meno, attraverso quelli nordici o celtici, rispetto ai quali la religiosità paleoveneta presenta aspetti distinti.
Le divinità venete chiamate Reitia e Trumusijat, sono venerate in base a culti “di risanamento”, ma restano, anche “Signore degli animali”, conservando i legami con le forme arcaiche di culti legati alla caccia e agli aspetti sia propiziatori, sia preparatori per la stessa.

Ancora, inoltre, per quanto riguarda la capacità, sia di assimilazione da parte delle Genti Venete, sia di comprensione e comunicazione culturali, tali capacità restano testimoniate dagli innumerevoli contatti attivi con gruppi culturali diversi e confinanti, con valore di regione ponte assegnabile all’area abitata dai Veneti.
A sud con gli Etruschi, dai quali i Veneti rielaborarono alcune forme artistiche nella produzione ceramica, o con le popolazioni Umbre, con cui intensi furono i rapporti e gli scambi commerciali. Con le popolazioni Retiche direttamente confinanti a ovest, altrettanto intensi furono i rapporti, testimoniati dalle produzioni ceramiche con tipologie mutuate da quelle tipiche di quell’ area e commerciali, mentre ben più difficile risulta, al momento, la reale possibilità di collegare culturalmente o in altri aspetti i Paleoveneti con il restante “mondo celtico”: quello dell’Europa centrale, così come anche quello della zona illirica.

In un panorama di unità culturali distinte, comunicanti tra loro e ricche di aspetti unici, quella Veneta si inserisce tra altre che trovarono sviluppo in area europea, contemporaneamente all’espansione delle culture celtiche coinvolgenti zone più vaste nel resto d’Europa, senza, per undici secoli, perdere autonomia di sviluppo ed elaborazione di contenuti artistici, comunicativi e di profonda spiritualità.